Euro e altro. Agenda non richiesta per un Monti politico, ma libero

Per presentarsi come candidato alla premiership Mario Monti avrebbe bisogno, prima ancora che di individuare gli alleati, di configurare un programma politico che possa davvero costituire una alternativa liberale moderata, capace di far uscire l’Italia dalla crisi e dalla recessione. Ci permettiamo, dunque, di fornirgli alcuni consigli non richiesti. Il primo punto riguarda il processo d’aggiustamento in regime di cambio fisso per tornare a crescere mediante l’equilibrio della bilancia dei pagamenti.
16 AGO 20
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Per presentarsi come candidato alla premiership Mario Monti avrebbe bisogno, prima ancora che di individuare gli alleati, di configurare un programma politico che possa davvero costituire una alternativa liberale moderata, capace di far uscire l’Italia dalla crisi e dalla recessione. Ci permettiamo, dunque, di fornirgli alcuni consigli non richiesti. Il primo punto riguarda il processo d’aggiustamento in regime di cambio fisso per tornare a crescere mediante l’equilibrio della bilancia dei pagamenti: la chiave di volta è la spinta al salario di produttività per consentire agli italiani di spendere e consumare di più, evitando così l’impoverimento da deflazione di fatto che abbassa i costi del lavoro per effetto del taglio dei salari reali. In questo ambito di giochi a somma positiva, c’è da perseguire un altro processo virtuoso, quello delle liberalizzazioni che generano una maggiore offerta, a partire in particolare dai trasporti, sia locali sia regionali (ad esempio liberalizzare le reti ferroviarie male utilizzate o in disuso nei collegamenti regionali e provinciali, brevi ma molto diffuse) e dalle concessioni dei beni demaniali con rapporti di lunga durata (dai venti anni in su) per consentire la loro valorizzazione con investimenti di lungo periodo.
Diventare (più come Craxi che come Berlusconi, ma almeno come lui) un ambasciatore del made in Italy in tutte le parti del mondo. Inoltre negoziare con la Germania in Europa, anziché essere oggetto delle decisioni, come è stato ad esempio con i prestiti alla Grecia e alla Spagna, in aggiunta a quelli all’Irlanda e al Portogallo, che ci sono costati troppo (il nostro contributo è del 18 per cento degli aiuti complessivi, contro il 28 tedesco) per poi non aver diritto a far valere il fatto che in Europa siamo, sino a ora, creditori e non debitori. Poi, addolcire la Tobin tax e farla quasi (gradualmente) sparire perché gli spread non si combattono rompendo il termometro, anche quando non funziona perfettamente. E inoltre togliere bancari e banchieri da ruoli per i quali non sono competenti come, per fare un esempio concreto, l’amministrazione tributaria, e mettervi (giovani) capaci e competenti che conoscano le tecniche appropriate perché provengono già dall’interno delle varie amministrazioni dello stato. Stare attento alle spese e alle vessazioni fiscali. Cioè governare bene, come un Giolitti prealpino.